Il proiettore magico
Linda Riccioli Rosa, così chiamata per le inconsuete sfumature rosa dei suoi biondissimi capelli, era una bimba di sei anni molto vivace che amava fare un sacco di cose. Anzi, le piaceva fare quasi tutto, e tutto è tanto, quindi non stava mai ferma! Naturalmente aveva delle preferenze e tra queste, a pari merito con il prendersi cura di animali abbandonati e girare per i boschi alla ricerca di elfi, gnomi e fatine, c’erano gli spettacoli di magia. Quella di Linda per i maghi era una vera ossessione, e ogni volta che ne arrivava uno in città chiedeva ai genitori di accompagnarla a vedere la sua esibizione. Qualche volta il papà e la mamma di Riccioli Rosa erano disposti anche a percorrere molta strada per compiacere la figlia, se un illusionista faceva i suoi numeri di magia in qualche città lontana. Erano proprio dei bravi genitori perché avevano cura delle passioni della loro bambina.
Per Linda non si trattava di capricci infantili, bensì di una cosa molto seria: stava facendo una ricerca e avrebbe cercato fino in capo al mondo. In verità lei non sapeva bene dove fosse un luogo in capo al mondo, ma era di certo lontanissimo, quindi non vedeva l’ora di crescere per poterci andare. Tra i tanti illusionisti più o meno bravi, era sicura che prima o poi sarebbe riuscita a trovare un mago, un mago vero! Una sera doveva esibirsi in città un certo Zoroar, sul quale la bambina non era riuscita a ottenere alcuna informazione, perché nessuno aveva mai sentito parlare di lui. Quando Linda arrivò con i genitori davanti al teatro dove l’artista avrebbe fatto lo spettacolo, accadde un fatto sorprendente: il grido acuto di un falco lacerò d’improvviso la quiete della sera, poi l’uccellò planò in direzione della bimba, fece tre rapide circonvoluzioni sfiorando i suoi riccioli rosa e si posò sopra un lampione. Il padre prese Linda in braccio con uno scatto fulmineo, pensando di proteggerla dall’aggressione di un volatile impazzito. Cosa diamine ci faceva un falco in città? La mamma ebbe quasi un malore per lo spavento! Mentre Riccioli Rosa era ancora in braccio al padre, alzò lo sguardo, ma il falco aveva già ripreso quota, e volava ormai lontano, invisibile nel cielo blu della sera. Appollaiato sullo stesso lampione c’era adesso un corvo: girava la testolina nera, e sembrava osservare proprio lei con il suo occhio destro.
I genitori erano ancora bianchi come lenzuola quando si sedettero nelle poltroncine della prima fila dentro la bella platea del teatro. A Linda tremolavano le gambe, ma non di paura: aveva appena ricordato il sogno della notte precedente, lo stranissimo sogno nel quale si era perduta in un bosco buio dove aveva incontrato un falco e con un corvo parlanti! Peccato che non riuscisse a ricordare il suo dialogo con i pennuti! Eccitatissima per quelli che le sembravano dei segni o degli importanti presagi, respirò profondamente, così da riuscire a rallentare i battiti del cuore e concentrarsi sullo spettacolo che stava cominciando. L’esibizione di Zoroar si annunciò spettacolare, quando apparve sul palco dal nulla! Linda osservò con attenzione ogni movimento, ogni gesto dell’artista alla ricerca di un indizio, come faceva ogni volta. Non sapeva bene cosa cercare e quale dovesse essere l’indizio giusto, tuttavia era fiduciosa: in qualche modo avrebbe capito come riconoscere un mago vero, una volta che se lo fosse trovato davanti! Le parole del padre non riuscivano a scalfire la fiducia di Riccioli Rosa nemmeno quando le diceva, con una logica schiacciante, che i veri maghi non si esibiscono come semplici prestigiatori; di certo hanno di meglio da fare! I bambini però sanno molte più cose degli adulti e Linda sapeva che la magia non è logica, perlomeno non è soggetta alla logica dei comuni mortali. Se da qualche parte esisteva un mago, avrebbe saputo che lei lo stava cercando quindi, prima o poi, si sarebbero incontrati. Questa è la logica dei veri maghi! Doveva soltanto perseverare, con pazienza e fiducia.
Zoroar si dimostrava molto bravo, anzi, a dir poco eccezionale. Faceva apparire le cose senza usare casse, cilindri o specchi, gli arnesi normalmente usati dai suoi colleghi. Aveva solo una bacchetta di legno che agitava dicendo “Abracadabra” e puff… oggetti d’ogni sorta apparivano dal nulla! Orologi da taschino, quadri, libri, persino un mappamondo e persino un coniglietto si materializzarono nell’aria, uno dopo l’altro. Se si trattava di un trucco, era il migliore che Linda avesse mai visto, e certamente lo pensavano tutti, dato l’incessante scrosciare di applausi del pubblico! Al termine di ogni spettacolo al quale aveva assistito, Riccioli Rosa chiedeva immancabilmente di essere accompagnata a conoscere l’artista. Non era mai riuscita a smascherare un solo trucco, ma gli illusionisti che aveva incontrato fino a quel momento erano stati sinceri. Dichiaravano tutti apertamente che si trattava di geniali inganni, e più erano sensazionali e incomprensibili gli inganni, più loro si dimostravano dei bravi professionisti. Quella sera tuttavia le cose andarono diversamente. Dopo l’inchino di commiato al pubblico, Zoroar si drizzò in una postura altera, con le braccia incrociate sul petto. Nel vederlo così regale, avvolto nella tunica celeste ricamata in oro, la bambina pensò che l’uomo sembrasse appartenere a un altro mondo. E mentre il sipario si chiudeva, il mago le fece l’occhiolino. «Andiamo papà!» esclamò Linda balzando in piedi dalla sua poltroncina di prima fila. Aveva fretta di incontrare Zoroar e di parlare con lui. Afferrò quindi la mano del padre e lo trascinò quasi di corsa lungo il corridoio sotterraneo che conduceva ai camerini, dove gli artisti cambiano gli abiti di scena. Se vi state chiedendo come facesse Linda a conoscere la strada per arrivare ai camerini, dovete sapere che c’erano belle, lucide piastre d’ottone con le indicazioni, vitate ai muri del teatro. E Riccioli Rosa era brava a trovare le indicazioni di un percorso! A pochi passi dalla porta dello stanzino di Zoroar, la bambina udì un bisbiglio, una sorta di eco appena percettibile che sembrava rimbalzare da una curva all’altra del corridoio circolare, e che diceva: «Vieni Riccioli Rosa, vieni da me…» Le si accapponò letteralmente la pelle e strinse più forte la mano del padre. Dovette di nuovo respirare lentamente e profondamente per riuscire a calmarsi e scacciare la paura. Aveva imparato questo esercizio e lo usava ogni volta che un’emozione avrebbe potuto annebbiare la lucidità della sua mente. E funzionava! Infatti si tranquillizzò anche quella volta, ma… quella volta solo un pochino, perché si trattava di un momento davvero speciale e troppe cose strane stavano succedendo! Quindi, dopo aver bussato e ricevuto risposta, entrò nel camerino di Zoroar.
L’uomo accolse la bambina con un largo sorriso e sorprendentemente disse: «Sei venuta a chiedermi se sono un vero mago, Riccioli Rosa?» Linda sgranò gli occhi su di lui e balbettò un sì. Zoroar Conosceva il suo soprannome, era un buon inizio! «Potrai conoscere la verità solo se risolverai un enigma» replicò il mago. Poi fissò Riccioli Rosa con uno sguardo ipnotico e propose l’indovinello: «Quando nasce illumina il mondo, e il suo calore è accogliente e fecondo. Non può morire, ma quando si oscura cala una notte di freddo e paura». Linda cominciò a sudare. Con una risposta sbagliata avrebbe perso l’opportunità di sapere se Zoroar fosse l’ennesimo illusionista oppure un uomo realmente capace di fare magie. Era a un passo da quello che cercava con tanto ardore e anche a un passo dal perderlo. Si trattava forse del… Sole? Sembrava una risposta scontata. La mente della bambina cominciò a turbinare di mille caotici pensieri fino a quando si fermò sulle immagini di un ricordo: il nonno sdraiato sul letto di morte, negli ultimi istanti di vita. «Non piangere piccina mia» le aveva detto mentre stringeva la sua mano. «Ricorda tutte le cose belle che abbiamo fatto insieme, le nostre gite al parco e allo zoo, le cioccolate calde d’inverno, le nostre risate e i nostri piccoli segreti. Tutto questo non andrà perduto, resterà per sempre nel tuo cuore». Linda ebbe un moto di commozione. In quel momento capì che il nonno l’aveva illuminata con i suoi preziosi insegnamenti, scaldata con il suo affetto e accolta nei momenti difficili, e quello che sarebbe davvero rimasto per sempre, ciò che non poteva morire mai, era tutto l’amore che le aveva dato. Senza riflettere chiedendosi se stava per dire la cosa giusta gridò: «L’amore!» «Brava Linda!» esclamò Zoroar, che conosceva anche il nome della bambina oltre al soprannome. «Hai meritato il tuo premio». A quelle parole, nella mano destra di Linda apparve una bacchetta di legno di nocciolo tutta intarsiata e con la punta in oro. Un oggetto magnifico. La bimba rimase a lungo con la bocca spalancata, incapace di parlare davanti a quel miracolo. «Naturalmente è una bacchetta magica», aggiunse il mago con un sorriso complice. Linda si riprese dalla meraviglia e pose la cruciale domanda, anche se oramai conosceva la risposta, o meglio, credeva di conoscerla. «Tu sei un vero mago, è così?» L’uomo, sorprendentemente, rispose: «Sì, ma lo siamo tutti, anche tu!» Questo proprio non se lo aspettava la piccola Riccioli Rosa! «Io non so fare le magie, non sono capace di far comparire le cose!» replicò. «Ohhh, sì, invece. Hai un proiettore magico dentro di te, ed è nascosto nel cuore. Devi solo sapere come si accende, e lui proietterà quello che desideri, facendolo diventare realtà. La vita è come la proiezione di un film, e tu devi essere la regista del tuo film perché sia come lo vuoi! Quando vai al cinema, non guardi una pellicola a caso, giusto? Scegli una storia che ti piace, che ti appassiona. La stessa cosa puoi fare per quanto riguarda la tua vita: scegli una storia che ti appassiona, e sarai tu a crearla!» «Come si accende il proiettore magico?» chiese Linda confusa, perché non riusciva a capire come la vita potesse in verità essere un film.
«Si accende con il desiderio, la volontà, la perseveranza e la fede. Devi sapere cosa vuoi, desiderare davvero ma proprio davvero ciò che vuoi, lavorare per ottenere quello che vuoi, e avere fede che l’otterrai». «Se riuscirò ad accendere il mio proiettore, allora diventerò una maga?» «Come ho detto, sei già una maga, devi semplicemente usare i tuoi poteri!» Linda rimase in silenzio qualche istante perché aveva mille domande nella testa e voleva fare quelle giuste. Il grande medaglione rotondo appeso al collo di Zoroar catturò nel frattempo la sua attenzione per la bellezza dei ghirigori che sembravano fili e nodi intrecciati e per la lucentezza dei tre cavalli incisi nell’oro. «Questi tre cavalli identici e legati tra loro dai nodi magici rappresentano il corpo, la mente e lo spirito che devono essere in armonia tra loro» disse Zoroar per soddisfare la silenziosa ma evidente curiosità della bambina circa il suo pendaglio.
«Perché il proiettore si trova dentro il cuore?» chiese Riccioli Rosa, e forse aveva azzeccato una buona domanda, perché il mago a quel punto assunse l’espressione di chi pondera la risposta. «Perché non funzionerà, non proietterà nulla se ciò che decidi di volere non è anche quello che desidera davvero il tuo cuore. O se non è un desiderio buono che possa diventare un reale vantaggio per te e anche per gli altri. Il cuore ha una mente saggia e lo sa cosa è bene che si realizzi oppure no. Per tutti questi motivi, è nella mente del cuore che ha sede il proiettore!». Il cuore ha una mente saggia, esiste un proiettore magico che fa realizzare i sogni, bisogna diventare i registi della propria vita… Linda tentava di assimilare tutte quelle incredibili rivelazioni. «La bacchetta magica allora a cosa serve?» chiese rigirando tra le mani il prezioso bastoncino che il mago aveva fatto apparire. «Ohhh, quella? Ciò che conta in un mago è la qualità della sua intenzione. La bacchetta serve solo a concentrare e dirigere l’energia dell’intenzione. E naturalmente a fare un po’ di scena…» rispose Zoroar. Fece di nuovo l’occhiolino a Linda e sorrise gioviale. Quando Riccioli Rosa uscì dal camerino del mago appariva radiosa e volò in braccio al padre che la stava aspettando fuori dalla porta. L’uomo non aveva mai visto la figlia tanto felice, così le domandò: «Allora, tesoro, com’è andata? Hai finalmente trovato il tuo mago?» Linda rispose di sì al colmo della gioia più scoppiettante e dell’emozione più intensa, con il cuore che le batteva fortissimo. Voleva tenersi quell’emozione, perché era meravigliosa, quindi non fece i suoi respiri profondi: non c’è bisogno di rallentare i battiti del cuore quando batte forte di felicità! «Bene bene!» replicò il padre contento. Raggiunsero la mamma che li aspettava al bar del teatro e sorseggiava un tè. «Mamma, mamma, ho trovato un mago vero!» gridò Riccioli Rosa correndo ad abbracciare la sua mamma. «Finalmente!» esclamò la donna con un sorriso, e ammiccò verso il marito con un fare di complicità. Da quel gesto appena percettibile Linda capì che i genitori non le credevano. Questo fatto tuttavia non diminuì la gioia che provava, né la gratitudine verso di loro che si erano tanto prodigati affinché realizzasse un sogno tutto suo. Lo sapeva già che la maggior parte degli adulti non crede alla magia!
Nel piazzale del teatro, appollaiati su due lampioni, il falco e il corvo aspettavano Riccioli Rosa. Quando la bimba li vide, capì che i due pennuti l’avrebbero in qualche modo accompagnata attraverso tutti i boschi bui della sua vita. Accompagnata in modo fatato e misterioso, naturalmente! Il falco, grazie alla sua vista, sarebbe stato una preziosa guida; il corvo le avrebbe insegnato a non temere le cose oscure e anche a diventare invisibile nel momento del pericolo. Non disse altro per convincere papà e mamma che i maghi esistono davvero. Aveva già imparato la prima grande legge di ogni mago: il silenzio è d’oro perché conserva la potenza di ogni magico pensiero. In silenzio, quindi, si adoperò per capire come accendere nella sua vita il proiettore magico…
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L'Amore più grande
Le feste di Natale volgevano al termine. La casa era immersa in un "luccicoso" disordine di carta da pacchi colorata, allegri fiocchetti, candele consumate per metà e palline scintillanti appese ovunque. Il rosso, l'oro e l'argento delle decorazioni, delle tazze e persino dei confetti sui pasticcini, rendevano magica l'atmosfera con le loro frequenze mistiche e festose.
Nonno Moschino se ne stava beatamente acciambellato sulla sua poltrona preferita. Aveva quel nome dalla nascita, per via della macchia nera sul muso bianco. Era stato il più gracile della cucciolata, un mucchietto striminzito di ossa e pelo con una buffa moschina sul naso, e nessuno ci avrebbe mai scommesso che sarebbe diventato un così bel gattone!
Mentre nonno Moschino pisolava, i suoi nipoti cuccioli Mimi, Bibi e Chichi aspettavano l'arrivo della befana, ipnotizzati dal fuoco crepitante del camino, sul quale erano appese calze rosse gonfie di mistero. Soltanto quando la vecchia signora fosse apparsa avrebbero potuto svuotare le calze e sapere quali doni contenevano! L'attesa era trepidante, però al tempo stesso carica di timore.
I tre micetti si chiedevano se sarebbe arrivata all'improvviso, sfrecciando sulle loro teste a cavallo della scopa. Chissà se sghignazzava e faceva dispetti; in fondo era una strega!
Quell'ansia leggera ma quasi palpabile, rendeva insolitamente silenziose le tre piccole pesti, e nella dolce quiete domestica Moschino si addormentò. Le recenti abbuffate festive e il tepore del camino, certo conciliavano il sonno, e probabilmente i buoni sogni. Fu così che vecchio micio, proprio quel giorno, fece il sogno più strano di tutta la sua vita.
Si ritrovò a passeggio lungo la riva del mare, e dietro di lui c'era una lunga, interminabile fila di orme impresse sulla sabbia. Per quale strano motivo (i sogni sono sempre strani...), sapeva con certezza che quelle impronte erano i suoi passi nel passato.
Erano le orme delle sue zampe nel lungo cammino dalla nascita fino al tempo presente.
Tuttavia, se aveva quattro zampe, come mai di orme ce n'erano quasi sempre otto, cioè altre quattro di lato alle sue? Chi aveva camminato per tutto quel tempo, invisibile accanto a lui?
Un'altra faccenda attirava la curiosità di Moschino: le impronte erano otto quasi sempre, ma non sempre. In qualche tratto del percorso ne contava solo quattro, come se avesse fatto, qua e là, un po' di strada tutto solo.
Mentre la testa del vecchio gatto si riempiva di domande, gli venne incontro un micio tanto grande da oscurare il sole. Un micione bellissimo, bianchissimo, e con lo sguardo colmo di sconfinata dolcezza. Candido, maestoso e circondato da una luce tutta d'oro, sembrava una celestiale apparizione. La sua presenza riempiva a Moschino il cuore di un amore mai sperimentato. Non aveva dubbi: quello doveva proprio essere il Creatore! A dire il vero, il saggio nonno sapeva che l'aspetto del Creatore è un mistero, e se ci appare è la nostra mente che costruisce di Lui un'immagine, usando le poche conoscenze che possiede una mente terrestre. Quindi, forse, a un topolino apparirebbe come un candido topo gigante, e a un bambino come un uomo bellissimo in tunica bianca!
L'abbagliante micione sorrise e disse:
«Sì Moschino, quelle sono le orme della tua esistenza già trascorsa».
Moschino naturalmente non si stupì del fatto che il Creatore gli leggesse nel pensiero, e chiese: «Signore, perché le impronte sono doppie? Chi ha camminato al mio fianco per tutta la vita?»
«Io! Sempre!» affermò con tenerezza il Creatore.
Moschino rimase in silenzio qualche istante e poi domandò ancora, un po'perplesso: «Perché in alcuni tratti del percorso ci sono soltanto le orme di quattro zampe e non di otto, se Tu mi eri sempre accanto?»
«Quelli sono i momenti più difficili della tua vita, quando hai molto sofferto. Ricordi l'automobile che ti travolse e tu quasi perdesti la coda? O il tempo della povertà e della fame, quando eri così denutrito da non avere la forza di cacciare e di pescare per procurarti il cibo? O quando una malattia si prese tua moglie, ricordi il dolore della solitudine, vero?»
«Ma Signore, se ci sono le orme di un gatto soltanto nei momenti peggiori che ho trascorso, significa che mi hai lasciato solo proprio quando avevo più bisogno di te! Non capisco... »
Il Signore a quel punto diventò tanto luminoso che Moschino non riusciva più a guardarlo. E dentro la Luce, la Sua voce armoniosa come un canto disse:
«Mia amata creatura, in quel pezzo di strada ci sono le orme di un solo viandante, le Mie, perché ti stavo portando in braccio!»
Dopo quella risposta il Creatore raccolse tra le zampe Moschino ancora una volta, un attimo prima che si risvegliasse sulla comoda, vecchia poltrona, nel tepore della sua casa addobbata a festa.
I tre nipotini stavano chiassosamente svuotando le calze, e tiravano fuori caramelle al formaggio, bocconcini di pesce e divertenti gomitoli di lana.
«Nonno. nonno!» gridarono tutti insieme. «È passata la befana mentre dormivi! Ha volato sulle nostre teste facendo tanti otto nell'aria, poi ha staccato le calze dal camino ed è volata fuori dalla finestra!»
Moschino quasi non riusciva a mettere a fuoco la stanza, ancora abbagliato dalla luce del suo sogno e ancora avvolto nell'amore dell'abbraccio divino. Saltò giù dalla poltrona con un vigore tutto nuovo e andò dai cuccioli per leccare a turno i loro deliziosi musini. Non si era mai sentito tanto felice e leggero in tutta la sua vita. Ora non doveva più preoccuparsi per le creature che amava. Ora sapeva che non sarebbero mai state sole, e che durante le scalate sulle più aspre montagne del dolore, o nel guado dei fiumi più impetuosi della vita, chi li aveva creati, come un vero Padre, li avrebbe portati in braccio.
Il Natale e i semi di Luce
Cari bambini, lo sapete che questi sono giorni magici?
Se fate buoni propositi durante questa specialissima settimana, l'anno che verrà sarà specialissimo!
È come piantare semi nel periodo migliore per vederli poi germogliare, diventare piante vigorose e infine raccoglierne i buoni frutti. Scrivete un elenco delle cose che desiderate migliorare di voi: scrivere è un'azione magica e, fatta in un periodo magico come questo, è ancora più potente!
Quindi non scrivete solo la letterina a Babbo Natale, scrivetene una anche al vostro Angelo del cuore. L'Angelo del cuore è la vostra parte invisibile ma profondamente saggia: siete voi stessi!
Potreste, ad esempio, decidere di imparare qualcosa di nuovo, come uno sport che vi piace tanto, oppure un metodo per avere buona memoria e faticare meno nello studio. Forse volete diventare più bravi in matematica, essere capaci di mantenere un segreto, saper ascoltare meglio chi ha bisogno del vostro conforto, o magari cominciare a tenere un diario. Forse desiderate imparare a perdonare chi vi ha ha fatto dei torti o a non dire mai cose brutte degli altri... insomma sono infinite le possibilità e ciascuno è diverso e vorrebbe cose diverse. Imparate a desiderare, bambini, e fatelo con immaginazione, gioia e fiducia. L'Angelo del cuore, la vostra invisibile metà magica, vi porterà sulla giusta strada per realizzare tutti i desideri.
Buon Natale cantato per tutti voi, piccole, grandiose Anime, da una bambina e dal suo papà
(su gentile autorizzazione dei cari amici Giulia e Cesare).
I Viaggi di Timoteo - Grazia Catelli Siscar
Un mondo popolato da persone che sono state aiutate, sin da piccole,
a scoprire i loro talenti unici e irripetibili,
che hanno trovato la loro strada dell'Anima
e hanno costruito una società sana e felice:
questa è la mia visione, la mia speranza, il mio sogno.
Le favole sono uno strumento educativo importantissimo
che agisce sull'interiorità del bambino
e aiuta i piccoli a connettere l'immaginazione alle forze del cuore.
C'è tanto bisogno, oggi più che mai,
di riempire i loro occhi di bellezza,
le loro menti di verità spirituali
e le loro Anime di poesia.
a scoprire i loro talenti unici e irripetibili,
che hanno trovato la loro strada dell'Anima
e hanno costruito una società sana e felice:
questa è la mia visione, la mia speranza, il mio sogno.
Le favole sono uno strumento educativo importantissimo
che agisce sull'interiorità del bambino
e aiuta i piccoli a connettere l'immaginazione alle forze del cuore.
C'è tanto bisogno, oggi più che mai,
di riempire i loro occhi di bellezza,
le loro menti di verità spirituali
e le loro Anime di poesia.
Scuola di Magia: la protezione del Mago
Cari bambini, oggi vi svelo un importante segreto.
Partiamo dicendo prima di tutto cosa è un vero Mago.
È un essere umano che ha molte qualità
e le ha conquistate studiando le Leggi della vita.
Poi ha provato e riprovato, senza mai arrendersi,
a metterle in pratica e a vedere come funzionano.
La legge più importante che ha scoperto è che
esiste un mondo invisibile dove cominciano tutte le cose.
Per esempio, un piccolo seme nascosto nel buio sotto terra, piano piano cresce fino a diventare un germoglio e solo quando spunterà e sarà già una piantina, lo potremo vedere.
Allo stesso modo, tutto quello che capita nella vita inizia in quel mondo invisibile.
Spesso ci meravigliamo delle cose che succedono,
perché proprio non riusciamo a capire come mai succedono e da dove sono cominciate. Questo è per via del tempo che passa tra una causa e il suo effetto, e a volte il tempo è molto lungo. Mi spiego: non è come il mal di pancia, che arriva immediatamente se mangiamo troppi dolci; molto più spesso facciamo qualcosa e il risultato arriva dopo tantissimo tempo. Però possiamo esserne certi: da qualche parte quel qualcosa ha avuto un inizio e un giorno vedremo il risultato.
Il suo inizio è nel mondo invisibile, che quindi è il mondo più importante.
C'è un sotto-segreto da sapere: nel mondo invisibile esistono sia cose belle che cose brutte.
Ci sono tutti i pensieri d'amore della gente ma anche tutti i suoi pensieri cattivi!
E un pensiero cattivo è come un seme nel buio: prima o poi spunterà e causerà un effetto: cioè farà del male a qualcuno!
I pensieri, anche se non si possono né vedere né toccare sono vere e proprie cose che colpiscono come frecce avvelenate se sono cattivi, oppure guariscono come le migliori medicine al mondo se sono pieni d'amore.
L'esercizio di oggi è la protezione del Mago:
immagina il tuo corpo dentro un uovo tutto d'oro, luminoso e brillante.
Dentro quell'uovo magico nessun brutto pensiero e nessuna cattiveria potranno colpirti. Che sia un pensiero molto nascosto come l'invidia, o qualcosa di meno nascosto, comunque nessuna freccia avvelenata ti farà danno. Sentirai, caro apprendista Mago, quanta pace c'è lì dentro! Crea questa protezione magica quando sei vicino a qualcuno che si comporta male con te, come per esempio qualcuno che ti tormenta, o ti prende in giro, ti punzecchia oppure è tanto arrabbiato e magari strilla. Creala insomma quando ti senti minacciato, oppure tutte le volte che vuoi, anche solo per bearti della pace dell'uovo magico.
Però ci sono altre due cose che devi sapere e sono molto importanti:
1) Le persone che si comportano male hanno solo paura, anche se a te sembrano coraggiose. Il Mago la sa bene: la gente che mostra molta rabbia è in realtà molto fragile e spaventata e prova a difendersi attaccando.
2) Se tu vuoi diventare un vero Mago, non devi a tua volta lanciare pensieri cattivi contro chi lo ha fatto con te. Devi invece avere compassione, perché tu stai per diventare un Mago! Quindi hai la responsabilità di riempire il mondo invisibile di cose belle, cioè di pensieri di amore e di pace.
I Maghi sono forti proprio perché hanno l'arma più potente di tutte: la compassione.
Quando ci saranno più pensieri belli che pensieri brutti dentro il mondo invisibile, anche il mondo visibile diventerà più bello. Ecco, i Maghi hanno questa grande responsabilità!
Piccolo ripasso.
Tutto comincia nel mondo invisibile, che quindi è importantissimo.
Nel mondo invisibile ci sono cose belle e cose brutte.
Il Mago deve contribuire ad aumentare la quantità di cose belle del mondo invisibile e lo fa creando pensieri buoni e di compassione.
Il Mago impara a proteggersi dalle cose brutte del mondo invisibile creando intorno a se uno scudo protettivo: immagina di essere dentro un uovo d'oro luminoso!
Ciao caro apprendista Mago, ci vediamo alla prossima lezione della Scuola di Magia!
Nota Bene: se ricevi soprusi e cattiverie, devi sì proteggerti come ti ho insegnato, ma anche dirlo subito ai tuoi genitori. Mamma e papà sono sempre dalla tua parte, ci sono per proteggerti e darti i consigli giusti; l'unione fa la forza, ricordalo!
La magia e il mondo dell'invisibile
Tutto si crea nel mondo dell'invisibile, quel novantanove per cento di realtà dal quale emergono le situazioni e le cose tangibili che poi si manifestano nel mondo dell'uno per cento.
La maggioranza crede solo all'uno per cento, a ciò che può vedere e toccare, e questo nasconde molti pericoli, non da ultimo quello delle energie negative.
Un moto di rabbia, un pensiero di odio, diventano veri e propri strali che possono farci del male, se non addirittura provocare malattie.
Esserne consapevoli permette di alzare uno schermo di Luce protettivo.
Ma attenzione all'altro pericolo, quello di percepirsi come vittime della cattiveria altrui e a nostra volta creare pensieri di rifiuto. Sarebbe come far uscire un mostro dalla porta e poi aprirgli la finestra.
Prima di tutto perché qualunque situazione si presenti nella nostra vita l'abbiamo chiamata noi,
e in secondo luogo perché la conoscenza ci rende altamente responsabili di ogni atto, pensiero o intenzione. C'è una buona notizia comunque, qualcosa di meraviglioso: la magia esiste e noi possiamo diventare dei Magi (senza la h), cioè appartenere a quell'alto lignaggio di uomini che hanno conquistato la libertà e il potere delle loro intenzioni.
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