Talento o passione?
Qual è la differenza fra talento e passione?
La passione c'è quando si ama svolgere un'attività che procura gioia. Poi, studiando la tecnica, dedicando tempo e coltivando quell'attività, è possibile diventare bravissimi.
Il talento è una qualità innata, che riesce bene senza sforzo, con estrema naturalezza; qualcosa che forse l'uomo porta in questa esistenza da vite passate. Eppure, il talento senza la passione resta un grande potenziale inespresso.
Entrambi, talento e passione, esprimono la parte migliore di noi. Chi non ha ascoltato i suggerimenti dell'anima - la quale è ben consapevole dei talenti - si ritrova spesso a svolgere un lavoro che non lo soddisfa, non lo rende felice.
Se riesce a recuperare i suoi primi ricordi di bambino, certamente rammenterà le cose che amava fare, e che probabilmente dichiarava al mondo quando diceva chi sarebbe voluto diventare da grande.
Purtroppo, le aspettative dei parenti, i condizionamenti e le mode della società, le paure, la mancanza di autostima e mille altri intoppi, gli hanno fatto prendere una strada diversa. E quei sogni sono rimasti sepolti in fondo al cuore, quasi dimenticati.
Uno dei grandi compiti di genitori e insegnanti è proprio quello di invitare i bambini a riconoscere i talenti, a permettere che possano coltivarli, a esprimere il loro genio. A dedicarsi alle passioni e approfondirle come altrettanto luminose espressioni di sé.
Cresciuti nella confortante consapevolezza di chi sono e dei doni innati che portano, i bambini di oggi saranno gli adulti di una società equilibrata e sana.
Chi ha un obbiettivo, un chiaro sogno da realizzare e il giusto riconoscimento del proprio valore, viaggerà spedito verso un futuro radioso. Ed così che nascerà la nuova razza di uomini liberi.
Benedire i figli. La Magia della Benedizione
Un tempo, soprattutto presso certe culture, era pratica comune benedire i figli, il cibo, gli oggetti, la partenza e il viaggio di una persona cara.
La benedizione è un'azione potentissima. Trasforma l'oggetto che l'ha ricevuta perché ne eleva le frequenze vibratorie. Se è una medicina, per esempio, ne aumenta l'efficacia e abbassa la sua eventuale tossicità; se si tratta del cibo lo rende più nutriente ed energetico.
Quando benediciamo una persona, le doniamo un raggio di Luce Spirituale. Possiamo immaginare allora quanto sarà potente - perché resa forte dall'amore più grande - la benedizione di un figlio!
Si tratta di un'azione magica perché la magia altro non è che che la capacità di trasferire la legge di una dimensione superiore al piano della nostra dimensione. Ciò che nel piano superiore è regola, qui è un miracolo. Benedire è una chiave splendente, meravigliosa, che apre una delle porte tra i due mondi.
La benedizione è un'azione potentissima. Trasforma l'oggetto che l'ha ricevuta perché ne eleva le frequenze vibratorie. Se è una medicina, per esempio, ne aumenta l'efficacia e abbassa la sua eventuale tossicità; se si tratta del cibo lo rende più nutriente ed energetico.
Quando benediciamo una persona, le doniamo un raggio di Luce Spirituale. Possiamo immaginare allora quanto sarà potente - perché resa forte dall'amore più grande - la benedizione di un figlio!
Si tratta di un'azione magica perché la magia altro non è che che la capacità di trasferire la legge di una dimensione superiore al piano della nostra dimensione. Ciò che nel piano superiore è regola, qui è un miracolo. Benedire è una chiave splendente, meravigliosa, che apre una delle porte tra i due mondi.
L'ATTITUDINE ALLA FELICITA'
La felicità è nelle piccole cose.
Quante volte abbiamo sentito questa frase senza davvero capirne l'immensa potenza?
Tutti noi, presi da vite frettolose, dove chi arriva prima e ci soffia il parcheggio diventa un avversario, dove tutto ci infastidisce, dove ogni giorno sembra di andare in guerra, crediamo che la colpa dell'infelicità sia degli altri, sia "fuori di noi". Niente è più falso di questo!
La felicità è un'attitudine. Per esempio a non prendersela troppo, a non misurarci sugli altri né guardare noi stessi attraverso i loro occhi. Vogliamo forse cedere agli estranei tanto potere? La felicità è una vera e propria abilità a determinare il valore di se stessi secondo misure interne, proprie, personali.
E perché è nelle piccole cose? Perché basta davvero poco per essere nella gioia. Ci sono ricchi che fanno uso di droghe e poveri che sanno godersi la vita.
Sì basta poco: abbiamo molto più potere di quanto immaginiamo. Possiamo alzarci presto la mattina – per esempio – e in questo modo avere tempo da dedicare alla realizzazione di qualche obbiettivo; coricarci presto la sera per leggere buoni libri, quindi accrescere cultura e consapevolezza; fare movimento per migliorare la salute e alimentarci in modo corretto per avere più forza ed energia.
Ma se facciamo tardi tutte le sere davanti alla tv, se ci alziamo nervosi all'ultimo momento, scontenti per la giornata lavorativa che ci attende ancor prima di averla iniziata, se ci abbuffiamo di cibi spazzatura e siamo così pigri che il nostro unico sport è la corsa al divano, beh allora non abbiamo il diritto di incolpare gli altri quando siamo letargici e scontenti.
La persona contenta si vede da lontano, sprizza energia e voglia di vivere. Ha sempre tanti progetti in testa e si dà da fare per realizzarli. Se interrogassimo un uomo felice, possiamo esserne certi: scopriremmo che non è fortunato, è qualcuno che si alza all'alba, che lavora per i suoi obbiettivi e che cerca sempre di crescere e di essere la migliore versione di sé stesso. Non è difficile essere felici, ma la felicità non cadrà dal cielo, dobbiamo crearla, e dipende da noi volerla davvero.
Perché non mi hanno insegnato queste verità fondamentali quando ero bambina? A proposito, e i bambini? La società è cambiata, sono cambiate le mode e i costumi. Ora anche i più piccoli vanno a letto molto tardi, dopo ore di tv che spesso guardano anche al pomeriggio, e i più grandicelli bruciano tempo prezioso e neuroni ai video game. Invece la cosa migliore è abituarli alla disciplina. Non certo ferrea o militare! Qui si parla di disciplina verso se stessi, quella che da grandi sarà una spontanea attitudine a prendersi cura di sé, dei propri sogni, della propria vita, quindi un'attitudine alla felicità.
Quante volte abbiamo sentito questa frase senza davvero capirne l'immensa potenza?
Tutti noi, presi da vite frettolose, dove chi arriva prima e ci soffia il parcheggio diventa un avversario, dove tutto ci infastidisce, dove ogni giorno sembra di andare in guerra, crediamo che la colpa dell'infelicità sia degli altri, sia "fuori di noi". Niente è più falso di questo!
La felicità è un'attitudine. Per esempio a non prendersela troppo, a non misurarci sugli altri né guardare noi stessi attraverso i loro occhi. Vogliamo forse cedere agli estranei tanto potere? La felicità è una vera e propria abilità a determinare il valore di se stessi secondo misure interne, proprie, personali.
E perché è nelle piccole cose? Perché basta davvero poco per essere nella gioia. Ci sono ricchi che fanno uso di droghe e poveri che sanno godersi la vita.
Sì basta poco: abbiamo molto più potere di quanto immaginiamo. Possiamo alzarci presto la mattina – per esempio – e in questo modo avere tempo da dedicare alla realizzazione di qualche obbiettivo; coricarci presto la sera per leggere buoni libri, quindi accrescere cultura e consapevolezza; fare movimento per migliorare la salute e alimentarci in modo corretto per avere più forza ed energia.
Ma se facciamo tardi tutte le sere davanti alla tv, se ci alziamo nervosi all'ultimo momento, scontenti per la giornata lavorativa che ci attende ancor prima di averla iniziata, se ci abbuffiamo di cibi spazzatura e siamo così pigri che il nostro unico sport è la corsa al divano, beh allora non abbiamo il diritto di incolpare gli altri quando siamo letargici e scontenti.
La persona contenta si vede da lontano, sprizza energia e voglia di vivere. Ha sempre tanti progetti in testa e si dà da fare per realizzarli. Se interrogassimo un uomo felice, possiamo esserne certi: scopriremmo che non è fortunato, è qualcuno che si alza all'alba, che lavora per i suoi obbiettivi e che cerca sempre di crescere e di essere la migliore versione di sé stesso. Non è difficile essere felici, ma la felicità non cadrà dal cielo, dobbiamo crearla, e dipende da noi volerla davvero.
Perché non mi hanno insegnato queste verità fondamentali quando ero bambina? A proposito, e i bambini? La società è cambiata, sono cambiate le mode e i costumi. Ora anche i più piccoli vanno a letto molto tardi, dopo ore di tv che spesso guardano anche al pomeriggio, e i più grandicelli bruciano tempo prezioso e neuroni ai video game. Invece la cosa migliore è abituarli alla disciplina. Non certo ferrea o militare! Qui si parla di disciplina verso se stessi, quella che da grandi sarà una spontanea attitudine a prendersi cura di sé, dei propri sogni, della propria vita, quindi un'attitudine alla felicità.
Genitori in crescita
Se desideriamo il meglio per i nostri figli, cioè la loro felicità, è fondamentale equipaggiarli degli strumenti necessari ad affrontare la vita. Non si può cominciare un lungo viaggio scalzi, o non abbastanza coperti per la stagione fredda, o senza cibo né acqua. A un lungo cammino ci si prepara bene. Quando un bambino nasce, comincia la sua avventura nel mondo, il suo viaggio. E' compito dei genitori fornire al figlio tutto l'occorrente perché questo viaggio lo conduca alla realizzazione dei suoi desideri, al compimento della sua missione sulla terra, alla celebrazione di una vita straordinaria, e forse a un destino glorioso. Qual è dunque questo equipaggiamento di sopravvivenza? E' la conoscenza delle leggi che governano l'uomo, il cosmo e la vita. Si tratta di vere istruzioni per l'Anima, che sono immutabili, da sempre esistite e tramandate. Per un lungo, lunghissimo e oscuro tempo, queste conoscenze furono celate ai popoli; appartenevano soltanto a caste di eletti. Oggi è sbocciata una Nuova Era, nella quale oramai tutto è svelato a chi desidera realmente conoscere, sapere, e sempre più persone si stanno letteralmente risvegliando. E' un'epoca di Luce la nostra, nonostante qualche potente della terra - per bieca convenienza - voglia farci credere il contrario. Tuttavia, non si può insegnare qualcosa che non si conosce. Allora, i privilegiati genitori della nuova e splendente razza di bambini che sta nascendo, hanno il compito di formare loro stessi, di evolvere in consapevolezza e cultura dello spirito. La spiritualità è una tecnologia per la vita, come ama dire un antico testo contenuto nella Torah. Nelle fiabe che scrivo sono racchiusi questi insegnamenti, dedicati ai bambini e ai ragazzi. E per noi adulti c'è una vasta scelta di libri meravigliosi. I primi testi che comprai - ricordo bene - costavano molto; sembravano ancora destinati a pochi, probabilmente perché poca era la domanda. Oggi i prezzi sono più che dimezzati, altro segno tangibile del grande cambiamento in atto.
Costruire un libro sorprendente!
Quando ero piccola andavo pazza per i libri di fiabe pop up. A dire il vero li adoro anche adesso, li guarderei per ore! Con forbici, colla, matite colorate, qualche immagine ritagliata e tanta fantasia, è possibile costruirne uno. Penso che un papà e una mamma, se dessero vita a un progetto di questo genere insieme ai figlioletti, farebbero per loro qualcosa di strepitoso. Che bella idea per una grande avventura!
I bambini vedono il futuro
La capacità di sognare e immaginare dei bambini
non va confusa con l'ingenuità.
Loro non sono affatto ingenui,
sono fiduciosi, che è qualcosa di assai diverso,
e sono visionari.
Quando ero piccola,
alcuni parenti volevano farmi credere
che la luna fosse un grande pezzo di formaggio
abitato da famelici topolini.
Pensate che ci abbia mai creduto?
Io guardavo l'astro d'argento con occhi sognanti, è vero,
ma perché desideravo viaggiare tra le stelle,
molto, molto oltre la luna!
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