L'Amicizia, il paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 8 (Epilogo)


Il momento della prova per le nostre due eroine
si stava avvicinando ed eran tutti sulle spine!
Come avrebbero reagito al dolore divino
sarebbe diventato il colore del destino.
Un rosa felice se con fede e saggezza,
un nero molto triste se con rabbia e amarezza.

Tutto il Paradiso attendeva la risposta
e, sperando il meglio, pregava senza sosta.

«Le ho mandato grandi sogni, pieni di significato!
E quanti cartelloni indicatori ho piantato
lungo tutto il suo cammino per dire: vai di là!
L'ho fatta inciampare in ogni sincronicità.
Ho parlato alle sue orecchie come solo noi facciamo,
ma lei è stata cieca e sorda a ogni mio richiamo!»

Lallaèl parlava mesto e proprio sconsolato.
Un Angelo ama tanto chi gli viene affidato.
Lo ama immensamente ma non gli è consentito
d'interferire troppo anche con chi si è smarrito.

«Hai fatto un gran lavoro, sei un buon soldato, amico.
Non ti crucciare, Angelica ha un coraggio infinito!
Presto, vedrai, ricorderà la sua missione»
rispose Samuèl con infinita compassione.

Tuttavia lo stesso Samuèl era triste e scontento.
Quanti messaggi inviati a Celeste nel tempo!
Quanti sogni, suggerimenti e quante visioni,
perché ricordasse tutti i propri grandi doni!


Non era ancora giunto il tempo della colpa grave
perché le due ragazze avevano perso la chiave,
quella delle origini e che accede alla memoria,
quella per entrare nella loro eterna storia.

La colpa viene se, pur conoscendo i bei talenti,
le persone restano del tutto indifferenti,
e invece di donare al prossimo il forziere,
che contiene gemme e spargerle è un dovere,
tengono per sé con una stupida umiltà,
il divino dono delle loro qualità.

«Il libero arbitrio, che faccenda complicata!»
sospirò Lallaèl con la faccia addolorata.

«Sì, ma che coraggio, e che forza questi umani!
Peccato non capiscano di essere sovrani
del loro destino, felicità e abbondanza.
Invece guarda come perdono speranza!»
Samuèl disse questo con languida espressione
mostrando apertamente la sua grande ammirazione.

«Per questo il Creatore, nostro Padre, Madre e Figlio
li ama così tanto anche se creano lo scompiglio!»
Lallèl questo disse, parlando con il cuore,
e per un istante si beò di quell'Amore.

I tempi erano stretti adesso per i due incarnati,
a prove molto dure nuovamente condannati.

Angelica piangendo si svegliò un mattino estivo,
e quella stessa sera, dopo un giorno riflessivo,
andò a passeggio sola sulla spiaggia in riva al mare.
Guardò il sole infuocato all'orizzonte tramontare,
sentì che il vento lieve la voleva accarezzare.
E mentre alzava gli occhi sopra un cielo blu velluto,
il cuore le si aprì di colpo in modo sconosciuto!


Allora quel diamante che vi era nascosto dentro
mandò il divino raggio su al brillante firmamento,
oltre le stelle e il cielo, fino al Santo Creatore,
che rispose subito con infinito Amore.

La Sua voce lontana era un sussurro antico,
qualcosa di struggente, di conosciuto e amico.
Angelica non capiva cosa le capitava,
eppure quel sussurro fortemente la incitava
affinché desse voce all'istinto potente
di collegare bene il cuore con la mente.

Fu così che infine divenne tutto chiaro,
come se nel buio si fosse acceso un faro.
Ora sapeva qual era il suo cammino
per essere felice come solo può un bambino!

Nello stesso giorno, davanti a un altro mare,
Celeste sospirava le sue pene molto amare.
Il silenzioso pianto mentre andava passeggiando
commosse anche le stelle che stavano spuntando.
E poi accadde, come fosse stato un fiore,
che i petali si schiusero e lei aprì il suo cuore.

Il diamante nascosto emise un raggio improvviso
che sfrecciò veloce e dritto fino al Paradiso,
e come promesso, sulla luce di quel raggio,
udì l'amata voce del Creatore saggio.

Anche in Celeste nacque allora la chiarezza,
e come risvegliata da una magica brezza,
vide la via giusta, la via migliore
per vivere seguendo la strada del suo cuore.

Samuèl e Lallaèl trattenevano il fiato
e guardavo avverarsi il miracolo sperato.

«E' tempo di farle incontrare, finalmente!»
 esultava Lallèl con la faccia sorridente.
«Prima di questo giorno, prima di aprire il cuore,
non avrebbero capito il loro eterno Amore.
Non si sarebbero mai e poi mai riconosciute
neppur se una sull'altra fossero cadute!»


Per mano e svolazzando in estasi totale,
i Custodi organizzarono l'incontro fatale.
E quando avvenne quello che non è mai per caso,
il cuore di Angelica e Celeste fu pervaso
da immediato affetto, subitanea simpatia,
vera comprensione, una sorta di alchimia.

Rivelarono l'un l'altra i desideri e le speranze,
e per la prima volta aprirono le stanze
dove nascondevano i segreti più segreti,
quei doni così belli e i sogni più lieti.
Compresero che avevano trovato finalmente
un valido alleato, un grande confidente,
qualcuno che poteva aiutare e sostenere
i primi veri passi sulla strada del potere.

Il potere personale a volte fa paura,
rende responsabili di gioia o di sventura.
Per questo è necessario qualcuno che ha fede
nei doni che portiamo, perché lui li vede!
Un reale buon amico, un vero fratello,
è chi sa riconoscere ciò che abbiamo di bello.

I Custodi accorsero al richiamo divino
del Signore che annusava soddisfatto un ciclamino,
quel giorno metà vecchio, metà donna, metà bambino,
un essere stranissimo però proprio carino.

«Miei figli tanto amati, soldati eccezionali,
il vostro buon Servizio non ha davvero eguali.
Al termine del grande lavoro di Guardiani,
quando Angelica e Celeste lasceranno i mondi umani,
sarete promossi comandanti di sicuro
perché sappiamo bene che il lavoro è stato duro!»

Samuèl e Lallaèl si abbracciarono esultando,
tuttavia la vera gioia che stavano provando,
non era la notizia di un'ambita promozione,
era la riuscita della loro buona azione!
Era che Angelica e Celeste finalmente
vivevano la vita appassionatamente!


Il Paradiso adesso celebrava la vittoria:
musiche, banchetti, danze, una baldoria!
Echeggiò nell'Universo l'orchestra celestiale,
con una potenza portentosa, eccezionale!
Quella vibrazione fece esplodere una stella
che ne divenne due partorendo una gemella.
Due stelle gemelle, bellissime e brillanti
che lassù nel cielo sembravano diamanti.

Però la luce ha un tempo per giungere al pianeta,
che nell'immenso cosmo è una minuscola moneta.
Ci vuole molto tempo, forse ci vorranno eoni,
e la vedranno un giorno altre generazioni.
I futuri saggi e scrittori di novelle,
alzando gli occhi al cielo vedranno le due stelle;
saranno le stelline, con luce d'eccezione
a dare loro pace, coraggio e ispirazione.

Guardando le stelline, ignari della storia,
di tutti i loro doni avranno la memoria.


FINE

L'Amicizia, il Paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 7



Trascorsero anni, inverni e primavere
e Celeste mostrò subito qual era il suo potere.
Saggia, intelligente, geniale nel soccorso,
sapeva già da bimba indicare il buon percorso,
le giuste soluzioni e le perfette chiavi
per liberare gli uomini quando sono schiavi.
Schiavi solamente della loro sofferenza
quando non capiscono la propria vera essenza.

Ma come accadde a Fiabél, purtroppo molto presto,
dimenticò missione, talenti e tutto il resto.

Samuèl e Lallaèl, i due Angeli Custodi
avevano provato davvero in mille modi
a ricordare tutto ad Angelica e Celeste,
e infondere consigli buoni nelle loro teste.
Volevano aiutarle a riscoprire i loro doni
e a portare a termine le splendide missioni.

Ma le due ragazze erano sorde a ogni richiamo
come pesciolini dalla vita presi all'amo,
troppo immerse quindi nel loro mondo umano
avevano scordato il Paradiso e il mondo arcano.


Usarono i Custodi ogni potere conosciuto,
volevano salvarle o almeno dare un po' d'aiuto,
ma il tempo passava e oramai cresciute
giunsero alle donne anche problemi di salute.
Una ferrea legge dice che se l'armonia
del cuore e della mente non sono in sintonia,
un solo modo ha l'Anima per farsi ascoltare:
grida il suo dolore facendoci ammalare.

Il male di Angelica divenne la tristezza.
Cercava invano amore e molta tenerezza
ma era lei stessa a doverle prima dare
con la gentilezza del suo magico narrare.

Il male di Celeste fu la malinconia.
Cercava invano amore ma tutta l'alchimia
stava nel donare con molta sicurezza
al prossimo smarrito la sua grande saggezza.

Lallaèl possedeva la saggezza di Celeste,
per questo custodiva Angelica la peste,
che non ne possedeva e sbagliava decisioni.
Combinava guai perché aveva altri doni.

Samuèl possedeva una fiducia fanciullesca,
come quella di Angelica, molto pittoresca.
Per questo con Celeste faceva l'accoppiata,
perché a lei da bimba non l'avevano insegnata!

Fu Lallèl che un giorno affrontò la situazione
e parlò con Samuèl della sua preoccupazione.
«Ci vuole il Creatore! Solo Lui sa cosa fare!»
quindi dal Signore decisero di andare.

Quella volta il Signore dell'immenso creato
sotto forma di Fanciullo si era presentato.


«Non c'è tempo da perdere, sono avviati alla sventura
e certo i loro guai aumenteranno a dismisura!»

Lallaèl al Signore così aveva parlato
dei due, a ragione, il più preoccupato.
Angelica era scesa in Terra già da molti anni,
restava poco tempo per riparare i danni!
Temeva che le forze la potessero lasciare,
e la vita intera finisse per sprecare.

Samuèl era ansioso di aiutare Celeste,
la vedeva affrontare da sola le tempeste,
e le lacrime che andava ad asciugare dentro al letto
gli straziavano il cuore e laceravano il suo petto.

«Dovete passare alle maniere forti.
Siate pronti a far loro veri e propri torti!
Inviate sofferenza e lacrime amare,
quanto pensiate che possan sopportare.
Tanto dolore, non un grammo in più mandate,
tanto dolore non un grammo in meno date».


A quella sentenza orribile e impietosa,
il Divino Bambino rise e carezzò una rosa.
I due Angeli Custodi si guardarono sconvolti
ma Lui è saggio e non lo sanno in molti.
Il Suo Amore perfetto è senza misura,
indiscutibili i Suoi ordini anche quando fan paura!

Quindi, mesti mesti e molto a malincuore,
andarono a svolgere il compito peggiore.
Mandarono ai protetti qualche forte dispiacere,
cose proprio brutte che possono accadere.
Cosa mandarono non ha gran ché importanza,
la sofferenza umana, in ogni circostanza,
ha un'unica ragione: serve solo ad aiutare
gli uomini, le donne e i bambini a ricordare.

(Continua)

L'Amicizia, il paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 6




«È giunta la tua ora» disse la Creatrice abbagliante.
«Ma prima di andare ho un segreto importante.
Lo rivelai a Fiabèl il dì della partenza,
Io dono a tutti i figli questa conoscenza.
Figli gloriosi colmi di fede e onore,
degni di ricevere il mio infinito Amore.

Hanno speranza, altruismo e coraggio
tanto da decidere un difficile passaggio.
Vanno a regalare un po' di Luce sulla Terra
per lenire i mali e fermare qualche guerra.
Rinunciano alle ali e a vivere contenti,
per poi tornare a casa ancora più splendenti.

Come tuttavia a tuo fratello è capitato,
presto anche tu avrai dimenticato
la tua vera missione, l'impulso reale intendo,
che non è salvare Fiabèl da un destino tremendo».

Ramaèl guardò la Creatrice un po' stupito,
era quasi certo di non avere ben capito!


La Creatrice sussurrando riprese a dire,
mentre una rosa bianca faceva fiorire:
«Avrai la tua missione quando sarai incarnato,
il vero desiderio che ti legherà all'umano fato,
così forte, profondissimo e accorato,
che vive dentro te da quando ti ho creato!»

«La mia missione?» Ramaèl era meravigliato!

«Mio celeste figlio, la saggezza che possiedi,
l'intelligenza rara e i tuoi magnifici rimedi,
sono preziosi doni che da sempre vuoi donare,
e del terrestre mondo le pene sollevare.
Doni preziosi per l'umanità che soffre,
e chi meglio di te le soluzioni offre?


Questo è il desiderio della tua discesa,
il vero anelito e la tua vera impresa
da generosa, forte, umana creatura,
come lo è per Fiabèl la sua letteratura.
Tu vuoi dare agli uomini coscienza e guarigione,
Fiabèl ai bambini una divina istruzione.

Ramaèl ascoltò sinceramente il proprio cuore:
come sempre era nel giusto, la Signora Creatore!

«Non avrai memoria, scorderai la verità,
vagherai perduto nell'oscura oscurità.
Ciò sarà motivo di grande smarrimento,
di abbandono, di stanchezza e di tormento.

«Prostrato, al culmine dell'abbattimento,
quando l'Anima tua urlerà forte il suo lamento
per farti ricordare, ma tu resterai sordo
e non affiorerà ancora alcun ricordo,
ferma il rumore del mondo e smetti di fuggire,
raggiungi una spiaggia solitaria all'imbrunire,
poco prima che il sole vada a dormire.

«Guarda il tramonto che incendia tutto l'orizzonte,
brucia te stesso, annullati come goccia in una fonte,
come il mare cancella sulla sabbia le impronte.
E mentre le onde culleranno i tuoi pensieri,
e il blu della notte brillerà di misteri,
quello sarà il sublime, magico istante
in cui riconoscerai nel cuore il tuo diamante.


«Aprendo il cuore, e questo è il segreto,
il diamante diverrà come un magico amuleto.
Emetterà una luce brillante come un sole,
e su quel raggio ti invierò le mie Parole.
Udirai solo un sussurro che attraverserà le porte,
le sette soglie tra la vita e la morte.

«Ma basterà per indicare il tuo cammino,
a ogni passo ti guiderò come un bambino.
Mai ti abbandonerò, figlio voluto e amato,
come nessun figlio ho mai abbandonato.
Qualunque strada scelga nella gioia o nel pianto,
con infinito Amore sempre ti sarò accanto!»

Ramaèl vacillò per un momento a quel discorso.
Doveva essere pazzo e aveva già rimorso.
Come poteva rinunciare a tanto Amore?
Eppure era più forte la spinta del suo cuore.

Nel frattempo un Arcangelo e un Angelo Custode
stavano arrivando e cantavano una lode.
Si chiamava Samuèl il Custode assegnato
e non veniva scelto per un caso fortunato.
Del Custode di Angelica era amico fidato,
che si chiamava Lallaèl, come vi ho raccontato.

Che grande onore per lui quella missione!
Lavorare insieme a Lallèl poi, una benedizione!
Ma li aspettavano momenti complicati:
custodire due Angeli che si erano incarnati!
Dovevano inoltre anche molto tribolare
perché i loro protetti si potessero incontrare.

Accompagnato dalle belle, luminose Creature,
Ramaèl corse nel tunnel dalle sette sfumature.
Il tunnel bianco, poi viola e blu brillante,
che divenne verde, giallo e arancio cangiante.


Fino al buio nero e a quella fredda luce
che dal grembo umano alla vita conduce.
Senza grido alcuno ma con teneri vagiti
nacque una bellezza da lasciar tutti allibiti!
Con occhi di cerbiatta e riccioli ramati
in un battibaleno aveva tutti conquistati!

La chiamarono Celeste e c'era un buon motivo:
il sogno ricorrente di un azzurro cielo estivo.
Un cielo tanto azzurro da sembrare il Paradiso
sognava la sua mamma, e quel nome fu deciso!

(Continua)

L'Amicizia, il Paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 5


Trascorse i suoi primi anni di vita,
stringendo sempre una grande matita,
Angelica bimba, Angioletto incarnato
che sulla terra si era lanciato.
L'amore profondo per fiabe e novelle,
per tutte le storie più magiche e belle
apparve evidente davvero assai presto.
I fratelli maggiori scrivevano il testo,
perché lei narrava con la parola,
era piccina, non andava a scuola,
di scrivere ancora non era capace
ma era precoce e molto loquace.

Quando nessuno le dava un aiuto,
usava pupazzi di raso e di velluto.
Viaggi nel cosmo senza orizzonti
erano le trame dei suoi racconti.
Draghi, maghi, mondi visionari,
i suoi racconti erano depositari
di un sacro sapere e uno scintillio
non ancora perduti nell'oblio.

Cantava la grande magnificenza
dei luoghi antichi della sua esistenza,
di quel Paradiso un tempo lasciato
che il cuore avrebbe sempre anelato.
Con echi struggenti di nostalgia
cantava di quando era andato via.


Ramaèl vedeva dalla sua dimensione.
«Guardate!» esclamava con gran commozione.
Ogni conquista era una meraviglia
e un pianto di gioia bagnava le ciglia.
Esultò al primo passo di Angelica al sole
e rapito udì le sue prime parole.
Ma fu quando lei dimostrò il tuo talento
che Ramaèl poté capire il portento
di un desiderio molto profondo
che infine è motivo di nascere al mondo.

Un Angelo è avvezzo a fare miracoli,
ma lui vedeva un prodigio gli ostacoli
che gli esseri umani sanno affrontare.
Questi terrestri sono da ammirare!
E lo stupiva ogni evidenza
della profonda e reale essenza
che dimostrava il talento antico
del suo vecchio migliore amico.

Non stava oramai più nelle ali
dal gran desiderio d'incarnarsi,
senza il fratello e i suoi folli ideali
cominciava proprio ad annoiarsi.
Il Creatore negava il permesso.
«Non è ancora tempo!» diceva spesso.

Trascorsero gli anni, ne trascorsero a iosa.
Fiabèl era già una fanciulla graziosa.
Ramaèl, molto ansioso e impaziente
chiedeva udienza in modo insistente.

Ma fu il Creatore, che un giorno a sorpresa,
lo chiamò per parlare della grande impresa.
Aveva assunto sembianze di donna,
femminile, armoniosa, bella e gioconda.
Una donna di tale beltà e perfezione
che non si può farne la descrizione.
Lui è ogni cosa ed è ciò che vuole,
può essere tutto, anche un girasole!


«Guarda, celeste, lucente creatura,
la vita umana che affannosa avventura!
Ti mostro qualche eventuale destino,
del tuo vecchio amico e buon fratellino.
Dalle azioni già fatte ha tracciato un destino,
da quelle future forse un nuovo cammino.
Ho dato l'arbitrio ai miei figli umani,
quindi hanno il fato nelle loro mani».

Ramaèl sfogliò con la bella Creatrice
le pagine del tempo in una matrice,
una sorta di schermo trasparente
sospeso nell'aria azzurra e splendente.
C'era tutto su quel volume strano,
passato, presente e futuro lontano!

Il primo futuro sembrava perfetto,
un destino glorioso e assai benedetto!
Angelica-Fiabèl con parole ispirate
donava ai bimbi fiabe incantate.
Era sereno, sano e appagato,
Ramaèl felice guardava estasiato!

Ma nella possibile seconda vita,
c'era una serie di errori infinita.
Vide dolore, sconforto, amarezza,
pareva un destino senza salvezza!
«Io lo sapevo ch'era un azzardo,
ma mio fratello è sempre testardo!»
Disse fra sé con la faccia scura
guardando atterrito quella vita dura.

Tuttavia, che sollievo, un finale a sorpresa!
Il caro amico iniziava un'ascesa.
Una Divina, grande intuizione
gli ricordava la bella missione,
e che la rinuncia alla vita Celeste,
e navigare le umane tempeste,
era una scelta del nobile cuore,
un vecchio patto tra lui e il Creatore.
Quando infine regalò fiabe al mondo
l'Anima ebbe un sollievo profondo.


Fu a causa del terzo possibile fato
che il cuore di Ramaèl divenne ghiacciato!
Vide Angelica stanca e malata,
oramai una vecchia sola e sdentata.
Per qualche motivo non era riuscita
a ricordare la sua storia antica,
né che aveva un tempo deciso
di lasciare le ali e il Paradiso.

Nel petto di Ramaèl nacque il dolore,
negato ai soldati di nostro Signore.
Vivono in pace colmi d'amore,
senza provare le pene del cuore.
Ma Ramaèl doveva sperimentare
l'umano tormento prima di andare.
Era imminente la sua discesa,
per compiere in Terra la dura impresa.

«Se vivrà il terzo destino mostrato,
ahimè tuo fratello sarà incastrato
in una ruota di nascite e morti
per riparare gli errori e i torti».

A quelle parole del Capo e Signore,
Ramaèl disse con ardito ardore:
«Ma non è giusto, mio Creatore!
Lui si è incarnato per tenero amore!»

La Creatrice è bontà e compassione
e le Sue leggi una benedizione.
Non sono fatte per gioco o dispetto,
sono bensì un equilibrio perfetto.


«Signora, perché succede questo,
perché il Paradiso scordiamo presto?»

«Sette porte nascondono il Cielo
al mondo terrestre che è parallelo.
Vicino, lontano ho nascosto le chiavi
non c'è bisogno di usare astronavi!

«Gli amati figli che ho tanto voluto,
il più grande miracolo che abbia compiuto,
son così eroici e han tanto coraggio,
da avventurarsi in un ben duro viaggio,
scelgono spesso un destino truce
per meritare di nuovo la Luce.

Si fanno di carne in anelito ardente
e non c'è creatura che sia più splendente!
Figlio, asciuga il pianto bruciante
un ciclo di nascite è solo un istante
davanti alla splendida eternità
che Fiabèl un giorno riconquisterà».

Con belle parole non si consolava
e Ramaèl ancora la Capa implorava.
«Fammi scendere Ti prego, è urgente!
Devo andare dal pazzo incosciente!
Ti prego Signora, lasciami andare,
perché io Fiabèl lo devo salvare!».

(Continua)


L'amicizia, il Paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 4


Tutto pareva concluso molto bene,
e come innanzi a un Capo si conviene,
gli Angeli eran pronti per andare via,
e salutare il Creatore con celeste cortesia.

Ma Fiabèl se ne uscì, all'improvviso,
con una idea un po' folle in Paradiso!
Ogni cantastorie, che sia alieno, Angelo o umano,
riesce a sorprenderti con qualcosa di strano!

«Signore» disse in un lieve sussurro
che quasi si perdeva nel Paradiso azzurro.
«Potrei scendere io, incarnato, giù nel mondo
e raccontare le mie fiabe in giro come un vagabondo?»

Mentre il Creatore sorrideva,
perché di ogni cosa tutto già sapeva
e da tempo si aspettava quel discorso accorato,
Ramaèl ci restò quasi secco fulminato!

«Cosa dici?» urlò a voce grossa e senza fiato,
scordandosi di essere al cospetto del suo Capo.
«Pazzo scriteriato vuoi sul serio andar laggiù
dove freddo e fame saranno schiavitù?
Davvero il Paradiso vuoi abbandonare
per un corpo fragile che può sanguinare?
Non portai più leggere il pensiero né volare,
non più le musiche sublimi delle sfere udire,
né con gli infuocati astri danzare all'imbrunire!
Avrai come gli uomini una pessima memoria,
e del nostro vero Padre scorderai la storia!»


Ora la sua voce era un sussurro supplicante,
un'arringa disperata alla proposta allarmante,
a quell'idea di suo fratello così tanto scellerata
che sperava l'avrebbe presto abbandonata.

«Sembra un po' crudele, amico mio fedele.
Ma solo così posso narrare le novelle
per rammentare ai bimbi che son figli delle stelle,
per insegnare bene la magia dei cuori
e rammentare loro che sono creatori».


A quelle parole Fiabèl divenne luce,
e solo un Angelo così intensa la produce.
Come ignorare un desiderio tanto forte?
Ramaèl ne volle condividere la sorte.
Aveva il coraggio tra le doti principali,
e non lo spaventava un'esistenza priva d'ali.

«Mandami con Fiabèl, ti prego Signore.
Te lo chiedo con tutto il mio addolorato cuore.
Solo, laggiù, chissà cosa combina!
Devo dargli il mio sostegno dalla sera alla mattina!»

Il Creatore sorrise e poi serio rispose
con parole dure, ma sagge e luminose:
«Dal Paradiso entrambi andrete via.
Ma Fiabèl sarà il primo. E così sia».

Ramaèl non si poteva rassegnare.
Quanto avrebbe dovuto aspettare?
E cosa aspettare e perché? Un anno, due, tre?
Dato comunque che nessuno si sogna
nemmeno per idea e nemmeno alla bisogna,
di ribattere agli ordini del Divino Creatore,
rispose in coro a Fiabèl solamente: «Sissignore!»


Dopo mille insegnamenti di Ramaèl il saggio,
e qualche gran segreto rivelato dal Sovrano,
venne per Fiabèl il giorno del suo viaggio
in un luogo detto Terra vicino ma lontano.
In quel vortice emotivo, nel momento dell'addio,
quasi quasi il Creatore ordinava un rinvio.

Tuttavia, di tutti quanti, Ramaèl era il più ansioso
perché guerre sanguinose, perché le peggiori cose,
sul pianeta del creato proprio più pericoloso,
attendavano il fratello incosciente e coraggioso.

«Non temere, stanne certo, presto ti ritroverò!»
Fiabèl disse a suo fratello che stava piangendo un po'.
«Come sempre sarò io ad accorrerti in aiuto,
tu ti perdi ovunque vai, e questo è risaputo!»

Rispondendo con affetto in quel modo irriverente
Ramaèl l'abbracciò forte con il suo dolore ardente.
Fu un celeste ultimo abbraccio perché poi quello seguente
lo sarebbe stato umano, chissà quando e chissà dove.
Un abbraccio commovente
che sarebbe stato altrove.



Era giunto il gran momento quindi Fiabèl disse addio
al fratello assai sgomento prima dell'ultimo oblio.
Tutto quanto il Paradiso cantava senza posa,
celebrava una nascita imminente e coraggiosa.

Due addetti straordinari lo dovevano scortare
alle soglie di un portale proibito da varcare:
il primo era un Arcangelo bellissimo e glorioso,
Lallaèl era il secondo, e sembrava molto ansioso.
Aveva ricevuto l'incarico prezioso
di custodire Fiabèl, e ne andava orgoglioso!

Dentro un tunnel tutto bianco fu gettato con un lancio,
che poi divenne viola, poi azzurro e verde e arancio.
Finché in ultimo fu il buio di una notte spaventosa.
E lui che visse un tempo in una casa luminosa,
conobbe la paura più terribile e insidiosa.

Poi un lampo molto strano lo accecò improvvisamente,
e nacque sulla Terra dentro un brutto e freddo ambiente.
La prima dote umana è possedere una mente,
così di essere Angelo scordò completamente.


Chiamarono Angelica quella bimba buffa e urlante
dall'insolita pelle così bianca e luccicante,
dalle lunghe, strane orecchie
e gambe magre come stecche.

Ora molti qui diranno, con perplessa ironia:
perché proprio quel nome, guarda un po' che fantasia!
Ebbene dunque accadde, adesso vi racconto,
che la dolce mamma, dalla notte al tramonto,
durante i nove mesi della gravidanza,
sognò Creature Celesti in abbondanza.
Poi vedeva Angeli nei libri che sfogliava,
in qualunque strada gli Angeli incontrava,
che fossero dipinti o statue che trovava,
s'imbatteva in Angeli insomma ovunque andava!


Ma erano le piume il fatto più curioso,
Proprio così, piume, di un bianco luminoso,
che cadevano dal cielo per poggiarsi sulle spalle,
lievi e silenziose come magiche farfalle.
O entravano di notte nella camera da letto
e al mattino raccoglieva come un segno benedetto.

Così, quando seppe che aspettava una bambina,
aveva già nel cuore il nome per la sua piccina.

(Continua)

L'Amicizia, il Paradiso e l'avventura della Felicità - Puntata 3


«Capisco tante cose, fratello mio adorato,
abbiamo scelto proprio un difficile mandato!
Non è l'Anima bella, né che sia onorato,
ciò che invece conta per il nostro candidato».

«E vero» disse Fiabél stanco e sconsolato.
«È necessario un uomo di Spirito elevato,
che sappia udire il canto degli alberi e dei fiori,
che abbia dentro al cuore le parole dei colori.
Deve sentire il vento delle stelle nei polmoni
e cavalcare draghi, aprire magici portoni».

«Adesso dove andiamo?» disse Ramaèl piano piano.
In estasi rapito voleva sussurrare,                    
e la Divina Essenza del fratello respirare.

Fiabèl srotolò la pergamena con le mani,
erano ben pochi adesso i nomi degli umani,
ma fece un gran respiro e rispose con ardore:
«Andiamo di volata dal poeta pescatore!»

Il poeta pescatore era un uomo saggio e pago,
che viveva solitario sulla riva di un lago.
Lunghe canne da pesca e struggenti poesie
erano del vecchio le sole compagnie.
Quell'essere speciale che vibrava di armonia
aveva dentro il cuore pace, amore e cortesia.
Trascorreva le giornate a pescare in mezzo al vento
e guardando l'orizzonte lui viveva via dal tempo.


«E' perfetto» esultò Fiabèl.
E volendo celebrare una vittoria prematura
cominciò una danza buffa sorvolando la pianura.
«Sei sicuro?» chiese Ramaèl con quell'aria un po' severa.
Ce l'aveva di diritto, perché la saggezza è austera!
«Sì» rispose Fiabèl, cercando di ignorare l'espressione del fratello:
lo faceva preoccupare, era peggio di un coltello!

«Riflettici per bene come sto facendo io.
Con lui il tuo tesoro finirebbe nell'oblio!»
Fiabèl interruppe la sua danza e restò in aria,
congelato in una comica espressione involontaria.
«Che dono facciamo dunque a un vecchio solitario?
Gli mandiamo una compagna che lo renda centenario?»
Il suo romanticismo era proprio celestiale;
nel breve tirocinio in veste di Cupido
si era distinto per la mira eccezionale!

Rispose Ramaèl con tono autoritario:
«No, non lo faremo, sei un rivoluzionario!
Per una volta tanto che incontriamo un uomo in pace,
tu vuoi farlo proprio camminare sulla brace?»
«Uffa, hai ragione... » Fiabèl bofonchiò,
e dietro al fratellino svolazzando se ne andò.


La lunga ricerca del giusto candidato
si stava rivelando un insuccesso inaspettato.
Ma Ramaèl, che non si arrendeva mai
e toglieva sempre Fiabèl dai guai,
«coraggio!» disse al suo compagno triste.
«Vedrai che il cantastorie giusto esiste!
Andiamo a scandagliare tutto il mondo!
Di certo troveremo questo umano,
dovessimo cercarlo nell'oceano più profondo!»

Gli Angeli scrutarono la Terra qua e là,
nazione per nazione, paesi, campagne, metropoli e città.
Girarono il globo invocando la fortuna,
ma niente da fare, non ne andava bene una!

Un avvocato burbero, rigido e severo,
sempre serioso nel suo vestito nero,
faceva di giorno lunghe arringhe favolose,
e la notte scriveva appassionate prose.
Sapeva assicurare alla giustizia una malfattore,
eppure, non ridete, aveva dei bambini un'inspiegabile timore!

Allora Ramaèl diede una dolce gravidanza
alla sua sposa che aveva perso la speranza
di avere finalmente quel figlio che mancava
perché da troppo tempo invano l'aspettava.
Nove mesi dopo, felice dell'evento,
lui divenne un padre amorevole e contento.


Belle, pregiate liriche d'amore
scriveva il giovanissimo scrittore.
Però snobbava troppo la salute.
Usciva spesso a farsi gran bevute,
fumava come un matto, l'incosciente,
e infine non dormiva quasi niente.
Come avrebbe udito in quello stato,
le fiabe che Fiabèl gli avrebbe sussurrato?

Ramaèl gli mandò una polmonite
quasi violenta come dinamite.
Sì una polmonite, avete ben capito,
e Ramaèl vi assicuro che non era impazzito!

Quel povero ragazzo rischiava di morire,
e mentre continuava per la febbre a deperire,
con il tubo dell'ossigeno infilato dentro al naso,
da una gran voglia di vivere infine fu pervaso.

Uscito sano e salvo miracolosamente
(lo fece anche guarire Ramèl, naturalmente),
lasciò immediatamente la condotta scellerata
e si mise a condurre una vita più ordinata.

Ma più stupefacente fu un altro mutamento:
migliorò talmente il suo già grande talento,
da scrivere in un modo persino portentoso,
così diventò ricco, felice e anche famoso!


Un'affascinante donna che faceva l'impiegata,
a vivere da sola si era ormai abituata.
Pagata una miseria per montagne di lavoro,
celava nella mente idee preziose come l'oro.
Creativa e intelligente come pochi sul pianeta,
poteva diventare una stella cometa.

Aveva tuttavia un gran brutto malanno,
qualcosa che fa danno ed è solo un inganno.
Ha molti nomi strani, però è una cosa sola:
non credere in se stessi quando la mente vola.
E questa è una disgrazia delle più infernali,
perché fa credere in cose non reali.

Fa credere alla gente in draghi inesistenti,
e le fa sprecare purtroppo i suoi talenti,
spegne le ambizioni, fa dimenticare i doni,
riduce la ricchezza in miseria e in amarezza

Gli Angeli pensarono di fare una magia,
mentre si aggirava solitaria in libreria.
Certo i loro doni erano ben strane gesta:
le fecero cadere proprio sulla testa,
sbattendo forte forte le loro belle ali,
il volume più pesante di tutti gli scaffali.

Sul libro erano scritte le storie affascinanti
di uomini e di donne con sogni coraggiosi;
avevano lottato senza mai rimpianti,
infine realizzando destini gloriosi.

Quel giorno alla donna spuntò un bozzo doloroso,
che accese nel suo cuore un desidero portentoso.
E fu con il coraggio, la fede e la speranza
che cambiò una vita austera in una vita di abbondanza.


La lista dei nomi era finita ormai da tempo,
e avevano già fatto nel frattempo,
quasi tre volte il giro della Terra.

Un sacco di pasticci avevano aggiustato
perché la vita umana è peggio di una guerra,
ma il cantastorie giusto non l'avevano trovato.

Ramaèl con tenacia e con generosità,
avrebbe cercato per l'eternità!
Fiabèl invece aveva perso la speranza,
chiese di mollare, ne aveva già abbastanza!

Giunti al cospetto del Sovrano Creatore,
il quale era in giardino ad annusare un fiore,
dovettero rispondere di tutto l'operato.


«Niente di buono abbiamo combinato,
missione fallita, perdonaci Signore!»
disse Fiabèl con un peso sopra alcuore.
Ramaèl non parlò, aveva un groppo in gola,
e per non piangere annusò una viola.
Lo addolorava troppo la tristezza del fratello,
era davvero un pesantissimo fardello.
E un Angelo perbacco non fallisce, è sempre audace!
Pensando a queste cose proprio non si dava pace!



«Non avete combinato niente?
Che strano, da qui Io vedo un po' diversamente!»
Il Signore sorrideva bagnato di rugiada,
grattandosi la barba lunga come un'autostrada.

«Vedo un uomo che gioca con i figli e la sua sposa
creando una famiglia serena e armoniosa!

«Vedo un maestro che insegna con passione
e la passione, sapete, è molto contagiosa!

«Vedo un ragazzo che studia senza posa
e il suo sapere fiorirà come una rosa.

«Vedo una mamma felice e fiduciosa
che davanti a sé ha un'esistenza  radiosa.

«Un padre di famiglia ha buttato la bottiglia
e la sua vita sarà meravigliosa.

«Il burbero avvocato con i bimbi si è alleato,
e conduce per l'infanzia una battaglia preziosa.

«Uno scrittore ormai prossimo alla morte
ha recuperato una geniale prosa.

«E una signorina priva di autostima
avrà fama, successo, e diverrà famosa!

«Molto altro ancora vedo chiaramente.
Siete partiti con un dono e ne avete dati mille,
voi lo chiamate niente?»

Gli occhi di Fiabél divennero diamanti
e i suoi riccioli d'oro mandarono scintille.
I capelli di Ramaèl diventarono brillanti
e luce madreperla gli guizzò nelle pupille.
Gli Angeli han mille modi per esprimere la gioia:
ballano, brillano e chissà quant'altro ancora;
insieme a loro avete visto che non ci si annoia?

(Continua)